Marine + Matteo L’abbraccio populista

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I populisti di destra, lungi dall’essere dei nazionalisti chiusi su se stessi, costruiscono un discorso e delle pratiche comuni su scala europea. Riescono così a trasformare i territori perduti della globalizzazione in Europa in nuove risorse per il rilancio delle ideologie fasciste. L’esempio italiano dimostra come l’arretramento della socialdemocrazia europea di fronte al neoliberismo può favorire un nuovo abbraccio populista.

Dobbiamo prendere le misure del terremoto politico avvenuto in Italia il 4 marzo 2018 poiché potrebbe essere di cattivo augurio per La République En Marche (LREM) e più in generale per la democrazia in Europa. Il PD di Matteo Renzi è affondato lasciando il posto a due forze populiste : la Lega (ex del Nord) e il movimento Cinque Stelle (M5S). Adottare uno stile populista come fatto da Matteo Renzi per imporsi e riformare l’Italia ha alimentato la discordia all’interno del suo partito, e il suo tentativo encomiabile di ottenere un consenso di massa europeo si è sbriciolato contro il malcontento generato dalle misure di austerità del suo predecessore — l’ex commissario europeo Mario Monti (2011-2013) —, dalla ribellione contro il Jobs Act e dalla disperazione di migliaia di italiani che hanno visto i loro risparmi volatilizzarsi nel 2015. Da una decina d’anni la crisi dell’Europa favorisce il populismo, perché i cittadini percepiscono da una parte l’incapacità degli Stati a rispondere alle difficoltà economiche e dall’altra il deficit democratico cronico delle istituzioni sovranazionali. Questo scollamento tra potere economico e sovranità nazionale genera, ovunque in Europa, tensioni politiche che alimentano i discorsi di chiusura. Certo, il frexit o l’italexit sembrano molto meno auspicabili da quando il Regno Unito ha sbattuto la porta; però mai come adesso l’Europa è stata così fragile.

L’Italia e l’Europa: il disamore

L’Italia è una nazione fondamentalmente europea. La sua unificazione tardiva si è realizzata nel quadro di un disegno continentale e, dal XIX secolo in poi, vi si possono ritrovare, fra i suoi pensatori, numerosi partigiani illuminati del federalismo europeo. Nel dopoguerra, sia i comunisti che i democristiani si impegnarono in questo ambizioso progetto transnazionale e fu senza dubbio una vittoria per la giovane Repubblica quando la Comunità europea venne istituita a Roma nel 1957. L’unica esperienza di sovranità nazionale che l’Italia conobbe fu il fascismo. Vedere oggi rispuntare questo termine al di là delle Alpi è dunque molto più inquietante che sentirlo in Francia, dove era già inscritto nella tradizione gollista, ma diversi elementi spiegano questa ricomparsa.

Dapprima, il panico sociale alimentato dall’afflusso dei rifugiati sulle coste italiane e la sua strumentalizzazione politica spiegano il rapido ritorno della Lega dopo gli scandali finanziari che l’avevano messa in difficoltà nel 2012. Dopo la chiusura della via della Turchia, che attraversava la Grecia e i Balcani, i migranti passano più numerosi per la via della Libia che conduce in Italia. Oggi molti italiani hanno la sensazione di essere abbandonati dai loro partner europei e di dover far fronte da soli all’emergenza umanitaria. Malgrado il fatto che gli stranieri censiti oggi in Italia non sono più numerosi di cinque anni fa, perché molti di loro vi transitano soltanto, le immagini mediatiche delle navi cariche di migranti hanno effetti deleteri sull’opinione pubblica: nel 1992, la Lega si era affermata elettoralmente utilizzando l’immagine di una nave carica di migranti albanesi con lo slogan «L’Orda no !», riferito alla memoria traumatica della grande migrazione transatlantica degli italiani a fine Ottocento, ma di fronte al dramma umano, anche il discorso leghista è evoluto negli ultimi due anni. Non si può più denunciare l’invasione come prima: perché sarebbe percepito come troppo disumano! Oggi la Lega cresce denunciando il business dell’accoglienza che chiama «profugopoli». La parola è stata coniata nel 2016 da Mario Giordano, un giornalista vicino alla Lega che denunciò coloro che si sono arricchiti impossessandosi dei fondi pubblici destinati all’accoglienza dei migranti. All’inizio degli anni ’90, la Lega Lombarda era emersa a causa dello scandalo delle tangenti che aveva scosso Milano. In quel periodo la capitale regionale era stata soprannominata «Tangentopoli».

Inoltre, le pressioni della Troika che portarono alle dimissioni di Silvio Berlusconi restano uno scottante ricordo per numerosi italiani, indipendentemente dalle loro opinioni politiche. Molti si sono sentiti umiliati per essere stati «commissionati da Bruxelles» e si sono scoperti solidali con i Greci. Scegliendo il M5S, gli italiani del Sud hanno votato per un partito che alimenta una vera paranoia verso l’establishment europeo. La crisi dell’Euro ha accentuato la divisione tra Nord e Sud del continente. Oggi appare evidente che l’Europa del Nord è tentata dal populismo di destra e l’Europa del Sud da quello di sinistra. Dopo le elezioni politiche del 2018, l’Italia è attraversata da questa divisione: il Nord ha votato per la Lega e considera ancora la Germania come un modello, il Sud ha votato per il M5S, perché ha promesso un reddito di cittadinanza contro il parere di tanti italiani del Nord che chiedono da molti anni il federalismo fiscale. L’Italia non è mai sembrata così vicina alla scissione e le difficoltà per la formazione del nuovo governo l’hanno confermato.

Infine, l’elezione di Donald Trump non poteva che avere conseguenze in un Paese dove l’immagine di Silvio Berlusconi con una capigliatura arancione ha girato ovunque sulle rete sociali all’indomani dell’elezione del miliardario americano (« Si fa chiamare Trump, ma è sempre lui ! »). Il fatto che i due grandi Paesi anglosassoni usciti vittoriosi della Seconda guerra mondiale possano rompere con i loro impegni passati e rinunciare alla loro esemplarità democratica contribuisce a disinibire i Paesi che, come l’Italia, erano tentati dal 1989 di rivalutare il passato fascista di fronte alla catastrofe comunista. L’elezione di Donald Trump ha dunque sdoganato ulteriormente il razzismo dei membri della Lega. Attilio Fontana ha aperto la sua campagna alle regionali in Lombardia con queste parole : « Non possiamo accettare tutti gli immigrati che arrivano: dobbiamo decidere se la nostra etnia, la nostra razza bianca, la nostra società devono continuare a esistere o devono essere cancellate ». Durante la campagna elettorale, la tesi della « grande sostituzione del ceppo etnico » di Renaud Camus è stata divulgata con successo sia dai piccoli partiti neofascisti (Forza Nuova, Fiamma Tricolore e Casa Pound) che dai candidati della Lega nella ricchissima Lombardia, dove il tasso di natalità è uno dei più bassi d’Europa. Allorché questo partito otteneva il massimo risultato su scala nazionale (17%), Fontana si è imposto senza difficoltà in questa regione, dove il suo partito domina la scena da 23 anni, con quasi il 50% dei voti contro il 29% del suo avversario. In occasione del grande meeting di chiusura della campagna elettorale, tenutosi sulla piazza del Duomo a Milano, i giornalisti hanno notato la presenza di una bandiera dei suprematisti bianchi americani [1] mentre Salvini scandiva dall’alto della tribuna: «È adesso che si cambia la storia!»

A Marine Le Pen piacciono gli italiani

Malgrado l’indecisione da record registrata dagli istituti di sondaggi, gli elettori italiani hanno ben colto l’importanza dello scrutinio del 4 marzo 2018 e si sono mobilitati massicciamente a favore delle principale formazioni politiche per non disperdere i voti. Per molti di loro, il fatto di rilievo è stata la deriva fascista della Lega. Il raid razzista di Macerata [2] ha messo in luce che questo partito si è diffuso sull’intero territorio, reclutando un po’ troppo velocemente persone provenienti dagli ambienti neofascisti. Quando indagai la Lega Nord degli inizi, i dirigenti locali erano molto diffidenti nei confronti dei nuovi entrati e si assicuravano della loro affidabilità prima di integrarli nel partito. Con il cambiamento di leadership, la volontà di presentare candidati in tutte le circoscrizioni (come aveva fatto in precedenza il FN in Francia) ha prevalso sulla vigilanza. E invece di prendere le distanze dalla rappresaglia fascista di Macerata, Matteo Salvini ha dichiarato di non stupirsi che si arrivi a questi estremi.

Il leader della Lega è populista e fiero di esserlo. Senza complesso alcuno, si è imposto ridefinendo lo stile del partito. Sin dall’inizio ha preso posizione contro il nepotismo del clan Bossi, ciò gli ha permesso in seguito di imporsi alla testa della Lega, quando Maroni venne eletto presidente della Regione Lombardia. Onnipresente su Radio Padania, ha saputo riguadagnare la fiducia dei simpatizzanti, dopo le rivelazioni sul dirottamento dei fondi pubblici versati dallo Stato per le campagne elettorali e sui legami del proprio tesoriere con la mafia calabrese. Con il fine di occupare lo spazio lasciato vacante a destra, si è ispirato alla strategia francese della de-demonizzazione rappresentata da Marine Le Pen. La sua campagna del 2018 è stata segnata da un cambiamento estetico molto marcato: il verde è stato abbandonato a favore del blu della destra europea, al fine di legittimare il suo possibile ruolo governativo. Ha sostituito la felpa «Milano» per un completo blu scuro. Dal 2013, ha cercato di fare della Lega un partito nazionale contro il parere di Umberto Bossi e, come indicato dai manifesti della sua campagna elettorale, mira spudoratamente ad occupare il posto di Silvio Berlusconi: « Salvini Premier » [3]. Si fa chiamare « il Capitano » dai militanti, che nei meeting cantano « c’è solo un capitano » : è ridicolo, ma il mito dell’uomo forte funziona appieno in questi tempi di crisi.

Siccome i fondi della Lega rimanevano bloccati dalla magistratura, Matteo Salvini ha creato una nuova formazione (« La Lega di Salvini ») e grazie alla generosità delle banche russe, ha riempito le casse. Si tratta in realtà di doni nascosti accordati da Vladimir Putin ai partiti dell’estrema destra europea. Le banche falliscono subito dopo aver concesso questi prestiti. Anche il FN ha ricevuto così più di 10 milioni di euro [4]. Queste opache transazioni finanziarie condizionano gli avvicinamenti politici che osserviamo attualmente. Matteo Salvini e Marine Le Pen si sono conosciuti sui banchi del Parlamento europeo, tra un’assenza e l’altra. Condividono lo stesso credo ideologico: Marine si iscrive nella filiazione della «rivoluzione nazionale» che corrisponde alla prima fase del fascismo storico e Matteo Salvini frequenta da tempo i neofascisti milanesi. I politici italiani si preoccupano oggi dei legami di collaborazione che sono stati allacciati tra i due leader. Frédéric Chatillon, un simpatizzante di Marine Le Pen, si è insediato a Roma e gestisce sul posto le relazioni tra il Front National, la Lega e Casa Pound [5]. L’intrusione dell’estrema destra francese non è percepita bene dagli italiani che identificano il FN come un partito neofascista, diversamente da ciò che era la Lega di Bossi. Questa percezione è parzialmente errata poiché, senza rivendicare esplicitamente il retaggio mussoliniano, la Lega ha permesso a persone provenienti dalla cultura neofascista di farsi eleggere. Di fronte alla Lega non c’è mai stato un «cordone sanitario» [6] ma un’atteggiamento scherzoso e disprezzante che gli eletti della Lega hanno saputo abilmente rigirare a loro favore per meglio diffondere le loro idee xenofobe [7].

Carlo Hebdo, « Enlarge your Le Pen »

I partiti neo-populisti, nazionalisti di per sé, non erano naturalmente portati ad allearsi per elaborare una strategia comune. La crisi dell’euro, l’emergenza di Alba Dorada in Grecia, poi l’elezione di Roberto Maroni alla testa della Lombardia nel 2013 hanno però agevolato il dialogo: diversi incontri hanno avuto luogo a Milano e cominciamo soltanto ora a percepirne gli effetti politici. Il 19 dicembre 2014, tutti i VIP del nazional-populismo europeo si sono riuniti nel palazzo della Provincia di Milano grazie all’iniziativa di due eletti della Lega (i dirigenti negheranno poi di esserne stati informati). Lo scopo dei protagonisti non era soltanto di confrontare le esperienze nazionali per applicare a casa propria ciò che funzionava già da altri, ma anche di creare un’unione dei partiti populisti di destra contro l’immigrazione di massa. L’obiettivo dichiarato è la preservazione di uno «spazio boreale cristiano, umanista e prospero» che funziona sull’esclusione. Non si tratta soltanto di euro-scetticismo: gli eletti populisti usufruiscono dei fondi europei per sviluppare la loro stessa visione del continente in linea con le concezioni etno-nazionaliste di Jean Thiriart, un « rosso-bruno » che aveva fondato il movimento Giovine Europa negli anni ’60 del secolo scorso [8]. Questo vecchio collaboratore belga sosteneva una unione di «popoli caucasici» con i russi per contrastare il multiculturalismo anglo-sassone. Queste radici ideologiche chiariscono il ruolo di modello che oggi spetta alla Russia di Vladimir Putin presso i partiti neo-populisti europei, come ai tempi della Guerra Fredda, ma con un orientamento ben differente. La nuova destra francese, la Lega Nord ed i Vlaams Belang si inseriscono chiaramente in questa parentela ideologica.

Nel novembre 2014, Matteo Salvini fu l’invitato d’onore del FN al XV Congresso di Lione ed in seguito Marine Le Pen l’ha raggiunto a Roma per il suo gran Meeting della primavera 2015. I due leader vogliono crearsi una facciata rispettabile al fine di accedere al potere e cambiare l’Europa. La7 si fa gioco del feeling di Marine Le Pen: « Salvini mi manda in estasi ! ». In un corto video realizzato dal leader della Lega alla vigilia delle elezioni francesi del 2017, Marine Le Pen manda un bacio agli italiani. Il satirista piemontese Andrea Federico Cecchin ha inventato un gioco di parole per meglio definire l’effetto elettorale del nuovo duo populista. Per il suo sito Carlo Hebdo, egli ha realizzato un montaggio fotografico che rappresenta Matteo Salvini con una parrucca bionda e le seguenti parole: «Enlarge your Le Pen» (in riferimento al celodurismo) [9]. Nel frattempo, la Presidente del FN è riuscita a coalizzare la maggior parte dei partiti populisti del Parlamento Europeo, per formare un gruppo euroscettico che conta una ventina di europarlamentari fra gli Olandesi (Pw), gli Austriaci (Fpö), gli Italiani (Lega), gli Svedesi (Democratici di Svezia), gli Slovacchi (Partito Nazionale Slovacco) ed i Belgi (Vlaams Belang). In occasione della festa del primo maggio 2018, ha tentato di riunire a Nizza l’insieme dei rappresentanti del nuovo gruppo parlamentare l’Europa delle Nazioni e delle Libertà (ENL) in vista delle elezioni europee del 2019, ma questa ambizione europea sembra abbia improvvisamente disturbato Matteo Salvini e Geert Wilders. La loro assenza è stata un affronto per la Presidente del FN.

Nel suo discorso di Nizza, Marine Le Pen ha salutato la «bella operazione di comunicazione» del movimento radicale Génération identitaire, che ha condotto con lo slogan «Defend Europe» delle azioni anti-migranti sul confine italiano. Forse queste iniziative non sono estranee al raffreddamento improvviso delle relazioni fra Matteo e Marine. All’inizio di aprile, il leader della Lega si era lamentato, presso i diplomatici francesi, dell’operato dei poliziotti del loro Stato che avevano oltrepassato il confine italiano, per catturare i migranti che si erano rifugiati nei locali di una ONG a Bardonecchia. In Italia, la Francia ha oramai l’immagine di un Paese che promuove la solidarietà, ma a casa degli altri! In febbraio, gli italiani si erano indignati per la sorte tragica di una nigeriana incinta, rifiutata dai poliziotti francesi. Ella è morta poco tempo dopo a Torino, dando vita ad un bimbo prematuro. Ogni giorno, donne e bambini stranieri o di origine straniera sono rispediti in Italia dalla Polizia francese. Le tensioni che emergono tra i due Paesi, attorno alla gestione del confine, ipotecano l’idillio fra i due leader, e forse l’unione dei populisti europei: la destra italiana spera, in effetti, che i migranti se ne vadano il prima possibile verso i Paesi del Nord, mentre i francesi, gli austriaci e gli svizzeri vogliono che restino al di là delle Alpi, e questa logica di contenimento nazionalista si ripropone su tutte le frontiere del continente, da Sud a Nord. Gli Europei dovranno affrontare insieme questo problema, se vorranno salvaguardare i loro principi.

A letto con Salvini

I partiti populisti europei raccolgono il rancore di chi vive ai margini delle città multi-culturali che formano ormai i centri trainanti del capitalismo globalizzato. In Italia, i sociologi hanno dichiarato che la Lega si è impadronita degli spazi colpiti dalla recessione e culturalmente poco dotati per affrontare i cambiamenti socio-economici. Sia Marine Le Pen che Matteo Salvini hanno deciso di investire in questi territori perduti della globalizzazione. Installandosi a Hénin-Beaumont (Pas-de-Calais), Marine Le Pen ha scelto di rappresentare un Dipartimento dove la sinistra aveva fallito, ma che gli potrebbe servire da trampolino per allargare poi il suo elettorato popolare. Da parte sua, Matteo Salvini ha deciso di stabilirsi in Calabria per coronare la sua strategia di espansione nazionale. La sfida era grande, dopo anni di insulti anti-meridionali! Tuttavia è qui che Matteo Salvini è riuscito a farsi eleggere senatore. Questo paracadute simbolico solleva tuttavia un certo numero di domande. In modo significativo, il suo partito ha ottenuto il 13% dei voti a Rosarno. Nel 2009, questa città fu teatro della rivolta degli operai agricoli africani contro la gestione mafiosa della raccolta delle arance. I raid razzisti che ebbero luogo come rappresaglia portarono le Autorità a spostare la popolazione straniera per evitare un pogrom! Questo nuovo ancoraggio rinforza la sua immagine di duro che propaganda l’autodifesa e lascia aperti i dubbi sull’eventuale appoggio che avrebbe potuto ricevere dai clan. La mafia approfitta indirettamente delle politiche migratorie restrittive, poiché sfrutta il lavoro clandestino.

In questa regione difficile, il leader della Lega cavalca il risentimento dei più poveri contro quelli che lui chiama i «falsi rifugiati». Per denunciare i privilegi di cui godono, egli è andato a dormire in una delle principali strutture d’accoglienza del Paese: il campo CARA di Mineo, vicino a Catanzaro, che egli definisce come il più «grande centro commerciale di carne umana d’Europa ». Il video ha fatto il giro delle reti sociali. Vi si vede Matteo Salvini sdraiato a letto con la T-shirt della campagna dove appare con Marine Le Pen: « Salvini più Le Pen, un’altra Europa è possibile ». Dal suo letto, egli scrive su di un tablet il resoconto della sua giornata al campo. Il suo discorso si indirizza principalmente ai politici — come se lui non fosse uno di loro — perché sono soprattutto loro che egli denuncia !

Montaggi fotografici della serie dei meme « Salvini sdraiato » : « Salvini addormentato con il “falso rifugiato” dei suoi sogni».

Montaggi fotografici della serie dei meme «Salvini sdraiato». Il primo «Salvini addormentato con il “falso rifugiato” dei suoi sogni» e il secondo «Salvini addormentato nel bosco» sono stati realizzati da Gianfranco Fedele e diffusi dalla pagina Facebook dei «veri patrioti»: «I Marò e altre creature leggendarie».

Questa immagine di «Matteo Salvini sdraiato» è in seguito stata riprodotta in una serie di meme dai «veri patrioti». I meme sono delle immagini estratte da film, serie TV o videogiochi che vengono riadattate, trasformate e mixate prima di essere rimesse in circolazione sulle reti sociali. Essi funzionano tanto meglio quanto le serie d’immagini sono stupide. Salvini, rappresentato sdraiato (come il Buddha di Wat Pho), emana una serenità totalmente fuori luogo in un centro di accoglienza per migranti. La circolazione di questa immagine ha avuto un effetto paradossale: essa ammorbidisce considerevolmente le dure posizioni razziste del leader della Lega. Questa immagine evoca ugualmente quella più vecchia di «Salvini desunto [10]» fatta in un hotel parigino (un po’ sul modello delle foto iconiche di Marilyn Monroe). Evidentemente, l’appeal politico del leader della Lega funziona su criteri totalmente diversi da quelli dei suoi predecessori. La sua posa di seduzione femminile contrasta radicalmente con le rappresentazioni verticali di Umberto Bossi. Tuttavia questa immagine può essere letta sotto un altro angolo: il meme di Salvini a letto con un africano non aiuta per niente i migranti, al contrario esso rinforza gli stereotipi che iper-sessualizzano sia i neri africani che i gay.

I meme hanno giocato un ruolo importante nella campagna americana. L’Alt-Right ha messo in circolazione un gran numero d’immagini remixate, favorevoli a Donald Trump ed ostili a Hillary Clinton. I suoi adepti praticano il «lulz», cioè lo scherzo provocatorio. Questa tecnica appartiene propriamente all’estrema destra e si potrebbe far risalire al futurismo. Secondo Jared T. Swift, un suprematista bianco, buona parte del sostegno di Donald Trump ha giocato sullo scherzo, pur essendo sincero. Grazie a questa strategia, l’Alt-Right è riuscita a forzare la finestra di Overton [11]. La gente ha adottato la loro retorica, anche senza rendersene conto: è un modo per preparare il cambiamento… Le persone che guardano questi montaggi visivi non identificano la loro provenienza ideologica e nemmeno il loro vero significato. Attraverso di loro gli attivisti d’estrema destra cercano di condizionare l’opinione pubblica ed oggi si sono convinti di aver «trollato» l’America portando gli elettori a votare per il meme di Trump.

Lo spettacolo politico è trasformato in profondità da questi nuovi linguaggi visivi. Misuriamo ancora a fatica l’impatto della mutazione digitale. Alcuni osservatori pensano che questi nuovi usi favoriscano il populismo. Di fatto i leader populisti creano, attraverso le reti sociali, un’illusione di vicinanza che permette loro di oltrepassare le istanze di rappresentazione classica. Non potremmo essere ancora più vicini a Salvini, dato che già siamo nel suo letto! Il leader ha saputo abilmente adattare le modalità di comunicazione della Lega all’era digitale. Egli ha preso l’abitudine di realizzare brevi video con il suo cellulare, che in seguito diffonde sulla sua pagina Facebook. Così facendo, egli rinnova «la politica fai da te» che distingueva lo stile della Lega fin dalle sue origini. Questo nuovo modo di comunicare con i simpatizzanti ha favorito, senza alcun dubbio, i suoi successi. I suoi followers condividono la sua indignazione in tempo reale e lo accompagnano nelle sue battaglie. I suoi brevi e frequenti messaggi video denunciano generalmente quelle che egli considera le condizioni vantaggiose di cui beneficiano i rifugiati (un tetto, una parabola e dei pasti gratuiti) a scapito degli italiani. Ricordiamo a questo proposito che tanti vivono ancora in condizioni precarie, dopo il terremoto del 2016. Durante la campagna elettorale, la Lega è riuscita a creare un consenso attorno all’idea che l’accoglienza dovrebbe essere gestita diversamente. Dunque, ha decisamente vinto su questo punto.

L’erede infedele di Umberto Bossi ha sorpassato Forza Italia ed oggi mette in pericolo i piani del suo leader. Tuttavia i veti incrociati di Silvio Berlusconi e di Luigi Di Maio hanno impedito a Matteo Salvini di diventare Presidente del Consiglio. Nel libro L’échec en politique, Marc Abélès mostra che la successione non è mai qualcosa di scontato: Matteo Salvini non è nella continuità, ma nella rottura sia con Bossi che con Berlusconi. È stato necessario che il vecchio leader della Lega si recasse a casa di Berlusconi, il 9 maggio 2018, per sbloccare lo stallo politico in favore di un governo Lega-5stelle, ma il leader di Forza Italia si è comunque rifiutato di votare la fiducia. La situazione attuale è a dir poco contorta, nella misura in cui Berlusconi si presenta come l’uomo di esperienza, che può garantire il rispetto delle istituzioni di fronte ad un governo che suscita molta apprensione.

Questa combinazione inedita nella vita politica italiana mette in evidenza una rottura di tipo nuovo che occorrerà chiarire. Nel frattempo, il caso italiano dimostra già che i partiti populisti non funzionano più come degli spaventapasseri che permettono alle élite di mantenersi al potere. Negli Stati Uniti, una parte di queste hanno già deciso di sposare il discorso populista per meglio occupare le istituzioni. L’Europa si disfa, ma è ancora possibile invertire il processo, a condizione di non lasciare alla destra populista il monopolio della critica. Questa è l’unica condizione che ci consentirà di liberarci dall’abbraccio populista.

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P.S.

Lynda Dematteo è antropologa presso il CNRS francese. Ha scritto il saggio L’idiota in politica. Antropologia della Lega Nord, edito in Italia nel 2011, ad opera di Feltrinelli.

Note

[1Si trattava del « kek flag » che riprende in chiave ironica l’estetica di una bandiera nazista sostituendo il rosso con il verde. Il Kekistan è una nazione bianca immaginata dall’Alt Right americana, un pò come la Padania della Lega.

[2In questa città delle Marche, una ragazza italiana è stata stuprata e uccisa da tre nigeriani nel febbraio 2018. In rappresaglia, Luca Traini (un ex candidato della Lega) ha ferito sei africani e sparato sulla sede del PD. Dopo l’accaduto, Macerata fu teatro di una grande manifestazione antifascista, ma la Lega, dapprima inesistente in questa città, ha raccolto il 20% dei suffragi.

[3Questo nome era prima riservato al tycoon italiano.

[4Le Monde, 18/11/2016.

[5Marine Turchi, 2017, « Marine est au courant de tout… » : Argent secret, financements et hommes de l’ombre, une enquête sur Marine Le Pen, Paris, Flammarion.

[6In Francia, vige una regola implicita tra tutte le forze repubblicane che impedisce ai politici di allearsi e collaborare con gli eletti Front National che si ritrovano di fatto isolati, ma questo «cordone sanitario» viene sempre più spesso contestato da alcuni esponenti della destra classica, sopratutto nel Sud del Paese.

[7Dematteo, Lynda, 2011, L’idiota in politica, Milano, Feltrinelli.

[8Camus, Jean-Yves, Lebourg, Nicolas, 2017, Far-Right Politics in Europe, Harvard University Press.

[9Carlo Hebdo produce dei fotomontaggi sull’attualità italiana. Il suo autore si è fatto conoscere per i suoi meme «in bici con Renzi» (la bicicletta è l’accessorio d’obbligo per tutti gli eletti del Partito Democratico).

[10Questa serie di fotos realizzate per la rivista «people» Oggi nel 2014 aveva già scatenato il web come riportato dal quotidiano La Repubblica: http://milano.repubblica.it/cronaca...

[11La finestra d’Overton (dal nome del politologo Joseph P. Overton) è la finestra di discorsi che il pubblico è pronto ad accettare. Questa espressione viene usata dei media polemici che cercano di fare passare nuove idee.